• WORKS | Appartenenze

    2012

    “I bicchieri d’acqua hanno la stessa passione dell’oceano”

    È attraverso una sorta di analisi chirurgica, di scomposizione, di sezionamento degli elementi fisici avulsi da un contesto, che viene esplorato il concetto di appartenenza comune.

    In una società “fatta a pezzi”, “spettinata”, nella quale ogni cosa sembra aver perso il suo posto, siamo chiamati a cercare un’interpretazione del concetto di cittadinanza che vada oltre i confini del proprio spazio urbano, microcosmo come immagine in scala.
    La visione dell’altro resa intima (si fa qui palese un richiamo a un certo “voyerismo” di Ron Mueck) per essere rappresentata da volti, mani, piedi come fossero cartine topografiche, impronte che raccontano una storia che nasce, vive e si sviluppa in una interazione comune
    e condivisa nello stesso luogo.

    Un’osservazione e rappresentazione “Spallanzaniana”, assolutamente neutra e oggettiva. Tasselli di un puzzle che possiamo ricomporre a piacere, gocce d’acqua che, uguali ma uniche, fanno parte dello stesso oceano.
    “I bicchieri d’acqua hanno la stessa passione dell’oceano” (Viktor Hugo).
    Ne contengono la memoria.

  • La testa è stata fatta per il bene degli occhi

    Come insegna Galeno, la testa umana è formata per il bene degli occhi, il che dimostrano chiaramente gli occhi dei granchi, scarafaggi ed altri animali privi di testa, in cui gli occhi sono collocati sopra lunghe protuberanze, e non in basso, come la bocca, il naso e le orecchie che si trovano sul petto.

    Che gli occhi abbiano bisogno di stare in una posizione alta lo confermano anche le sentinelle che fanno la guardia contro gli attacchi di nemici e briganti e a questo scopo scalano le mura, le montagne o le alte torri; oppure i marinai che salgono sugli alberi delle barche per vedere la terra prima di quelli rimasti sul ponte.

    Dunque, poiché gli animali menzionati sono ricoperti da una pelle squamosa e dura, fu cosa sana che gli occhi fossero posti in modo sicuro su lunghe protuberanze, perché necessitavano di resistenza e potevano essere protetti esternamente da una membrana che, derivando dalla pelle di quegli animali, era anch’essa durissima e squamosa. Ma consisderate la sostanza del corpo umano e la delicatezza e fragilità della membrana con la quale gli occhi sono ricoperti, gli occhi nella loro interezza sono necessariamente morbidi, e non sarebbero potuti essere posizionati senza pericolo alla fine delle lunghe protuberanze. E mentre collocare gli occhi nella parte inferiore del corpo umano non sarebbe adatto alla loro funzione, sarebbe stato ancora meno appropriato collegarli al collo, che è esposto; e poiché la Natura non voleva impedire l’uso degli occhi né compromettere la loro sicurezza, ha costruito una parte del corpo in rilievo (cavitas orbitale), in grado di proteggere gli occhi dalle lesioni.

    “De Humani Corporis Fabrica” da Andreas Vesalius

  • La dignità delle dita

    Se mancasse il pollice (che è utile che sia opposto alle altre quattro dita; i Greci lo chiamavano anticheir, vale a dire “di fronte alla mano”), tutte le altre dita perderebbero il loro potere, poiché senza il suo aiuto esse non concludono nulla, come ci insegnano anche i giudici che, oltre che l’orecchio, ai ladri tagliano il pollice, con il quale soprattutto vengono scippati borse e borselli. E per la stessa ragione gli Ateniesi decisero di tagliare i pollici agli Egineti, la cui flotta era potente.

    Tra le altre dita, l’indice e il medio vengono dopo il pollice, sia per la posizione sia per l’uso.
    Infatti con questi prendiamo piccoli oggetti e vediamo che è principalmente con essi che realizziamo opere in tutte le arti; e se facciamo uno sforzo più energico, utilizziamo questi in particolare per compierlo. L’anulare e il mignolo si usano meno degli altri, ma nondimeno la loro utilità diventa palese quando prendiamo un oggetto che deve essere circondato dalle dita disposte in un cerchio. Infatti se l’oggetto è umido o molto piccolo, è opportuno che le dita perfettamente strette l’una contro l’altra lo circondino, e il mignolo è adatto anche per questo gesto, perché si aggiunge agli altri come un coperchio.
    Al contrario, un oggetto può essere così duro e voluminoso che le dita possono circondarlo solo se sono molto distanziate le une dalle altre; inoltre vediamo che un oggetto può essere afferrato con più dita che lo prendono intero o per alcune delle sue parti, e concludiamo facilmente quanto sia importante per l’uomo che le dita possano compiere a turno movimenti laterali di avvicinamento e allontanamento. Infatti, il pollice prende un oggetto di questo tipo dal basso, mentre le altre dita circondano la sua superficie dall’esterno, e quindi l’intero oggetto viene catturato in un cerchio.

    Stando così le cose, chi può dubitare che avere più di cinque dita sarebbe superfluo, visto che sa che cinque sono sufficienti per quello che devono fare?

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